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La gravidanza di settimana in settimana

Più o meno a metà fra una mestruazione e l’altra (ma non sempre) avviene l’ovulazione.

L’uovo maturo rilasciato dall’ovaia discende verso la tuba, dove avviene il concepimento se questi incontra uno spermatozoo. L’uovo può vivere 24 ore dopo essere stato rilasciato, mentre gli spermatozoi (che sono centinaia di milioni) possono vivere per diversi giorni nelle vie genitali femminili. La probabilità di rimanere incinta è maggiore se il rapporto sessuale avviene il giorno prima dell’ovulazione. Il prodotto del concepimento scende dalla tuba verso la cavità uterina, dove avviene l’impianto.4-5 settimane

 

È possibile eseguire un test di gravidanza già il primo giorno dopo la mancata mestruazione, utilizzando preferibilmente le prime urine del mattino. Se positivo, raramente si tratta di un errore. Se negativo è meno affidabile (e deve essere ripetuto dopo qualche giorno).

L’embrione si fissa alla parete dell’utero (annidamento) con piccole "radici" che lo collegano alla circolazione sanguigna materna. Alla fine del primo mese non è più lungo di 5 mm, ma il cuore batte già, il cervello inizia a formarsi e il sesso è determinato (anche se ovviamente non si può ancora vedere con l’ecografia).

6-7 settimane

Che cos’è l’ecografia

L’utilizzo dell’ecografia in ostetricia è ormai da tempo diffuso, tanto che in Italia si effettuano due o più esami ecografici alla quasi totalità delle donne gravide.

La Società Italiana di Ecografia in Ostetricia e Ginecologia (S.I.E.O.G.) ha divulgato le linee guida dell’ecografia in gravidanza ed ha proposto un esempio di foglio informativo per la paziente, da cui sono tratte alcune delle seguenti osservazioni.

Come funziona l’ecografia?

L’ecografia è una tecnica che consente di vedere gli organi del nostro corpo con l’utilizzo di onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni non udibili dall’orecchio umano) che attraversano i tessuti.

Il principio su cui si basa l’ecografia è lo stesso usato dai sonar delle navi per localizzare i sottomarini o i banchi di pesce.

In pratica l’ecografo funziona così: la sonda posta sull’addome materno invia impulsi di onde sonore nel corpo. Queste onde sonore in parte vengono riflesse dalla parete addominale e dalla parete dell’utero, creando echi. Quando le onde sonore arrivano al feto mandano altri echi o onde di contorno che sono trasformati in immagini sul monitor dell’ecografo. Con l’ecografia è quindi possibile osservare in modo dettagliato il feto dentro l’utero.

Che cosa si vede con l’ecografia?

Nei primi 2-3 mesi di gravidanza, con la misurazione della lunghezza del feto è possibile valutare se lo sviluppo del feto corrisponde all’epoca di gravidanza valutata in base alla data dell’ultima mestruazione. Talvolta questa data non è ricordata esattamente oppure le mestruazioni non sono regolari: un’ecografia eseguita nei primi tre mesi consente di datare con precisione l’epoca della gravidanza. Dalla fine del secondo mese si visualizzano l’attività pulsatile del cuore, i movimenti fetali ed il numero dei feti.

Più tardi, dal quarto mese in poi, si effettuano le misurazioni della testa, dell’addome e del femore fetale ed i valori di tali misure vengono confrontati con quelli delle curve di riferimento. Si può così valutare se le dimensioni del feto corrispondono a quelle attese per l’epoca della gravidanza. In questo stesso periodo si visualizzano la sede di inserzione placentare, la quantità del liquido amniotico e di alcuni organi interni (reni, vescica, stomaco, etc.).

Il sesso del feto è evidenziabile dal quarto mese: da questo momento la possibilità di definirlo dipende dalla posizione del feto. È perciò possibile anche a termine di gravidanza, non riuscire a determinare il sesso se la posizione del feto non è adatta.

È possibile valutare gli organi interni del feto. Oltre alle strutture che vengono misurate normalmente (testa, addome, femore) si visualizzano la vescica, i reni, lo stomaco e le strutture intracraniche. L’ecografia consente di visualizzare anche altre parti del corpo fetale (ad esempio il cuore), però esami dettagliati di certi organi vengono eseguiti solo quando vi sia l’indicazione specifica.

La possibilità di rilevare un’anomalia dipende dalla sua dimensione, dalla posizione del feto e dell’utero, dalla quantità di liquido amniotico e dallo spessore della parete addominale materna; perciò è possibile che anomalie fetali sfuggano all’esame ecografico. Inoltre alcune malformazioni si manifestano solo tardivamente (7°-8° mese) e non sono perciò visualizzabili in esami precoci.

Si sottolinea che, per i limiti intrinseci della metodica, è possibile che alcune lesioni, anche importanti, non siano rilevate.

 

La placenta

La placenta è l’organo di scambio fra la mamma e il bambino durante la gravidanza: trasporta al bambino il nutrimento e l’ossigeno, allontana i suoi prodotti di rifiuto e assicura, a partire dalla 12° settimana di gestazione, la produzione degli ormoni necessari per il corretto proseguimento della gravidanza.

Si posiziona in genere nella parte superiore o centrale dell’utero, nel punto in cui lo zigote (la cellula che si crea dall’unione dello spermatozoo con la cellula uovo materna) si annida nella parete. Può anche accadere, raramente, che la placenta sia bassa (in termini medici di dice "previa"): ciò può costituire un problema, in quanto una placenta bassa ostacola il passaggio del bambino attraverso il canale cervicale (la parte inferiore dell’utero che sbocca poi in vagina), rendendo praticamente impossibile il parto per via vaginale.

Come è fatta la placenta? La placenta ha una consistenza spugnosa e presenta una forma tondeggiante, simile a quella di una focaccia: il lato che guarda verso il feto è levigato, piatto, di colore bianco-bluastro ed ha, innestato nel centro, il cordone ombelicale, mentre il lato opposto, dall’aspetto di un irregolare acciottolato rosso scuro, è costituito da una parte della mucosa (il tessuto di rivestimento interno) dell’utero. Al termine della gravidanza la placenta può arrivare a pesare 500-600 grammi, ad avere uno spessore 2-4 centimetri e a raggiungere un diametro di 20 cm o poco più.

Come funziona? La placenta è costituita, al suo interno, da tante ramificazioni, dette "villi coriali". Questi villi si addentrano e si ramificano nella mucosa uterina, formando come degli alberelli con una chioma folta, che si immergono in laghetti sanguigni formati da sangue materno proveniente dalle arterie uterine. All’interno di ogni villo circola il sangue del bambino e la parete del villo si comporta come un filtro che consente il passaggio solo di alcune sostanze: l’ossigeno e l’anidride carbonica, le sostanze nutritive, alcuni ormoni, le scorie prodotte dal metabolismo del feto, numerosi farmaci, alcuni batteri e virus (anche potenzialmente pericolosi per il prodotto del concepimento), anticorpi materni. In questo processo di scambio, però, il sangue della mamma e quello del bambino non si mischiano mai. Ecco spiegato il motivo per cui un bambino con un gruppo sanguigno diverso da quello materno può crescere nel grembo materno senza alcun problema.

Dopo la nascita, in quello stadio del parto che, in termini medici, viene chiamato "secondamento", la placenta si stacca dalla parete dell’utero e viene espulsa con una spinta o estratta manualmente dal ginecologo.

La gravidanza gemellare

La gravidanza multipla

Sui trattati di ginecologia e ostetricia la gravidanza gemellare o meglio la gravidanza multipla, è inserita nelle sezione dedicata alla patologia ostetrica. Tanto accade poiché questo tipo di gravidanza manifesta, con maggior frequenza rispetto alla gravidanza singola, i due problemi più gravi della moderna ostetricia: il parto prematuro e il basso peso alla nascita.

Sono frequenti anche complicanze come l’interruzione abortiva, la morte endouterina di uno o più feti, disturbi più frequenti e accentuati per la madre, una maggiore produzione ormonale causata dall’aumento della massa placentare, un maggior sviluppo del volume uterino, un frequente eccesso di peso corporeo della gestante, una mortalità sia per il nascituro sia per la donna incinta superiore in termini percentuali rispetto alla gravidanza singola. La gestosi compare in circa il 30% delle gravidanze gemellari o multiple.

Non dimentichiamo che la riproduzione umana, al contrario della maggior parte dei Mammiferi, è normalmente unipara essendo partorito di norma un solo feto, quindi, una gravidanza gemellare è definibile come un’eccezione.

Il tutto non deve spaventare troppo i genitori. In seguito al notevole incremento di gravidanze multiple – riconducibile all’avvento dei metodi d’induzione dell’ovulazione – nel corso degli ultimi anni la scienza ginecologica cerca, diligentemente, di annullare le differenze rispetto alla gravidanze singola. La frequenza, con la quale si possano eventualmente e malauguratamente verificare problemi, è comunque direttamente proporzionale al numero dei feti.

La gravidanza multipla si distingue in gravidanza gemellare o bigemina quando sono presenti due feti, trigemina quando i feti sono tre e, cosi via, in quadrigemina, pentagemina etc. In termini percentuali la frequenza della gravidanza gemellare o bigemina e di circa 1/80, tale frequenza si riduce in maniera esponenziale con l’aumentare del numero dei feti secondo la regola di Hellin (1865). I parti trigemini avranno una frequenza pari al quadrato dei parti bigemini (802 quindi 1/6.400), quelli quadrigemini una frequenza pari al cubo dei bigemini (803 quindi 1/512.000) e cosi via.

In genere le gravidanze multiple spontanee producono la nascita di gemelli sia monozigoti sia dizigoti laddove, quelle derivanti da cure per incrementare la fertilità, sono esclusivamente dizigotiche. Sarebbe in ogni caso possibile l’impianto d’embrioni derivanti da un singolo uovo fecondato in vitro. Un rarissimo esempio di gravidanza multipla spontanea tricoriale con totale monozigotismo è rappresentato dalla nascita delle famosissime cinque gemelle Dionne.

Gemellarità monozigota

La gemellarità monozigota o uniovulare si verifica quando la cellula uovo, fecondata dallo spermatozoo, subisce uno sdoppiamento. Le parti che ne derivano hanno singolarmente la potenzialità di dar vita ad un intero organismo.

In questo caso i nascituri avranno identico patrimonio genetico (identico DNA), saranno d’identico sesso, presenteranno i medesimi antigeni e lo stesso gruppo sanguigno. Dei veri e propri “cloni” naturali.

I gemelli monozigoti sono il risultato, quindi, di una forma di riproduzione asessuata, un evento che almeno da un punto di vista evolutivo rappresenta un ritorno alle origini

Gemellarità dizigota

La gemellarità dizigota o biovulare deriva invece dallo sviluppo di due cellule uovo fecondate da due spermatozoi. I nascituri potranno essere sia di sesso diverso sia dello stesso sesso ma non saranno geneticamente simili. E’ possibile assimilarli a comuni fratelli.

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